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Il Benessere Collettivo dei quartieri: la Martesana di Milano

Il concetto di comunità è fondamentale per il benessere personale e collettivo. In una città come Milano, dove la frenesia quotidiana può spesso prendere il sopravvento, trovare spazi e momenti per il benessere diventa essenziale. Questo è il cuore pulsante di Trame Comunitarie, il nostro studio che unisce counseling, amministrazione di condominio, interventi reiki e promozione di mutua privata. Vogliamo esplorare l’importanza dei quartieri e come la loro storia e struttura possano influenzare positivamente la vita dei loro abitanti. Per farlo, vi portiamo in un viaggio attraverso il Naviglio Martesana e i quartieri di Gorla, Cimiano e Crescenzago, intrecciando la storia di Leonardo da Vinci e de I Promessi Sposi.

La Storia del Naviglio Martesana

Il Naviglio Martesana, che collega Milano all’Adda, è un gioiello storico della nostra città. Costruito nel XV secolo per volere di Francesco Sforza, questo canale ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo economico e sociale della regione. Tra i numerosi personaggi illustri legati alla sua storia, spicca Leonardo da Vinci, che studiò e migliorò il sistema dei canali milanesi, compreso il Naviglio Martesana, durante il suo soggiorno a Milano. Le sue innovazioni nel campo dell’ingegneria idraulica resero questi canali ancora più efficienti, aumentando il benessere delle comunità locali.

Il Naviglio Martesana non è solo un’opera di ingegneria, ma anche un luogo ricco di storie letterarie. I Promessi Sposi, il celebre romanzo di Alessandro Manzoni, menziona e descrive le zone lungo il Naviglio, contribuendo a rendere immortale questo angolo di Milano. Le vicende di Renzo e Lucia, che attraversano anche i paesaggi della Martesana, risuonano ancora oggi, ricordandoci quanto la letteratura possa connetterci con il nostro territorio.

In soli 35 anni, dal 1439 al 1475, nel territorio milanese furono costruiti ben 90 chilometri di canali resi navigabili dalla presenza di 25 conche

Gorla, Cimiano e Crescenzago: Quartieri di Benessere

Il quartiere di Gorla, spesso definito come “il villaggio nella città”, conserva ancora oggi un’atmosfera intima e accogliente. La sua storia è profondamente legata al Naviglio Martesana, con le sue ville storiche e i giardini che raccontano di un passato ricco e variegato. Oggi, Gorla è un luogo dove il benessere dei residenti è al centro delle iniziative locali, con spazi verdi e servizi comunitari che promuovono uno stile di vita sano e collaborativo.

Cimiano, un quartiere in continua evoluzione, offre un esempio di come l’urbanizzazione possa andare di pari passo con la qualità della vita. Con una crescente offerta di servizi e attività comunitarie, Cimiano è diventato un punto di riferimento per chi cerca un equilibrio tra la vita lavorativa e il benessere personale. I parchi e le aree ricreative, insieme a una rete di trasporti efficiente, rendono Cimiano un luogo ideale per vivere e crescere, con numerosi complessi scolastici.

Crescenzago, con la sua storia antica che risale ai tempi romani, è un quartiere che fonde tradizione e modernità. Le sue strade tranquille e le aree verdi offrono un’oasi di pace per i residenti. Qui, la comunità gioca un ruolo fondamentale nel promuovere iniziative di benessere collettivo, con numerosi eventi e attività che incoraggiano la partecipazione e l’inclusione.

Un Invito a Scoprire Trame Comunitarie

In Trame Comunitarie, crediamo che il benessere personale sia strettamente legato a quello della comunità. I nostri servizi sono pensati per migliorare la qualità della vita dei residenti di Milano, promuovendo un approccio olistico e interconnesso al benessere. Vi invitiamo a visitare il nostro sito per scoprire di più su come possiamo aiutarvi a migliorare il vostro benessere quotidiano, attraverso il counseling, gli interventi reiki, e molto altro.

Contattateci per esplorare insieme le possibilità che i vostri quartieri offrono e per intraprendere un percorso di crescita personale e collettiva. Inoltre, se state pensando di cambiare l’amministrazione del vostro edificio, siamo qui per offrirvi una gestione attenta e professionale, volta a migliorare la qualità della vita nella vostra comunità. Siamo qui per supportarvi e per contribuire a creare una Milano dove il benessere di tutti è una priorità condivisa.

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Orientamento Scolastico e Tutoraggio: La Bussola per il Futuro dei Tuoi Figli

Navigare nel mondo della scuola e delle scelte future può essere una sfida, sia per i ragazzi che per le famiglie.

Dubbi, incertezze e a volte anche piccole difficoltà possono trasformarsi in ostacoli che sembrano insormontabili. È proprio in questi momenti che una guida esperta può fare la differenza. Il nostro servizio di Orientamento Scolastico e Tutoraggio nasce per essere quella guida: una bussola per aiutare gli studenti a trovare la propria rotta e le famiglie a vivere il percorso scolastico con maggiore serenità.


Ma in cosa consiste esattamente questo servizio e quali sono i benefici concreti per tutti?


Cos’è il Servizio di Orientamento Scolastico e Tutoraggio?


Immagina un percorso personalizzato, costruito su misura per le esigenze, le passioni e le potenzialità di tuə figliə. Il nostro approccio non si limita al semplice aiuto nei compiti, ma abbraccia una visione a 360 gradi dello studente:

Orientamento Scolastico: Attraverso colloqui individuali, test attitudinali e un’analisi approfondita del percorso accademico, aiutiamo i ragazzi a fare chiarezza sulle proprie inclinazioni e sui possibili sbocchi futuri. L’obiettivo è arrivare alla scelta della scuola superiore o dell’università non come un salto nel buio, ma come un passo consapevole e motivato verso la realizzazione personale e professionale.

Tutoraggio Personalizzato: Che si tratti di superare una difficoltà in una materia specifica, di acquisire un metodo di studio più efficace o di imparare a gestire l’ansia da prestazione, il nostro supporto è costante e mirato. Lavoriamo a fianco dellə studente per colmare le lacune, potenziare le sue capacità e renderlo autonomo e sicuro di sé.


Cosa Migliora per i Ragazzi? Un Investimento su Se Stessi


Affidarsi a un tutor esperto non significa “non essere abbastanza bravi”, ma al contrario, significa avere l’intelligenza e la voglia di investire sul proprio futuro. Ecco i principali vantaggi per gli studenti:

Maggiore Consapevolezza e Autostima: Scoprire le proprie attitudini e i propri punti di forza aumenta la fiducia in sé stessi. Unə studente che sa “chi è” e “cosa vuole” affronta le sfide con uno spirito diverso.

Miglioramento del Rendimento Scolastico: Un supporto mirato permette di superare le difficoltà in materie ostiche, migliorando i voti e la media scolastica. Ma non solo: si impara a studiare meglio, ottimizzando tempo ed energie.

Acquisizione di un Metodo di Studio Efficace: Spesso i cattivi risultati non dipendono dalla mancanza di impegno, ma da un metodo di studio inefficace. Insieme, costruiamo una strategia personalizzata per imparare a organizzare il lavoro, a schematizzare e a memorizzare in modo duraturo.

Riduzione dello Stress e dell’Ansia: Sapere di avere un punto di riferimento, una persona con cui confrontarsi senza la paura del giudizio, aiuta a gestire l’ansia legata a interrogazioni, compiti in classe e scadenze importanti.

Scelte Future Ponderate e Motivate: L’orientamento aiuta a evitare scelte impulsive o dettate dalle mode del momento, indirizzando i ragazzi verso un percorso realmente in linea con le loro passioni e le loro potenzialità.


Cosa Migliora per le Famiglie? Serenità e Dialogo


Il percorso scolastico di un figliə è spesso fonte di preoccupazione per i genitori. Il nostro servizio nasce anche per alleggerire questo carico, portando benefici concreti a tutta la famiglia.

Riduzione dei Conflitti Legati alla Scuola: I compiti e lo studio non saranno più un motivo di scontro quotidiano. La presenza di una figura esterna e professionale aiuta a ristabilire un clima più sereno e collaborativo in casa.

Comunicazione Efficace: Agiamo come un ponte tra genitori e figli, facilitando un dialogo costruttivo. Forniamo ai genitori feedback costanti e strumenti pratici per supportare al meglio i propri figli nel loro percorso.

Maggiore Tranquillità: Sapere che vostrə figliə è seguito da un professionista che ne cura sia gli aspetti didattici che quelli motivazionali, vi darà la certezza che sta ricevendo il miglior supporto possibile per il suo futuro.

Un Alleato nella Gestione del Percorso Scolastico: Avrete un punto di riferimento competente per discutere di strategie educative, per interpretare i segnali che vostrə figliə vi manda e per affrontare insieme le tappe più importanti del suo cammino scolastico.


Perché Affidarsi a un Tutor per Orientarsi?


Con l’acquisizione di skill, abilità e capacità sempre più complesse e competitive, la scelta del giusto percorso di studi è una delle decisioni più importanti nella vita di un giovane. Affidarsi a un tutor specializzato in orientamento significa:

Avere una Guida Imparziale e Oggettiva: A differenza di amici o parenti, un tutor professionista offre una prospettiva esterna, basata su esperienza e strumenti specifici, libera da condizionamenti emotivi.

Accedere a Informazioni Aggiornate: Il mondo della formazione è in continua evoluzione. Un esperto è costantemente aggiornato sui nuovi indirizzi di studio, le richieste del mercato del lavoro e le opportunità formative.

Investire nel Futuro: Una scelta scolastica sbagliata può costare tempo, denaro e, soprattutto, motivazione. Un percorso di orientamento ben fatto è il miglior investimento per garantire a tuo figlio un futuro di successo e soddisfazione.


    Non lasciare che l’incertezza e le difficoltà definiscano il percorso scolastico di tuə figliə. Contattaci per una consulenza gratuita: insieme possiamo tracciare la rotta verso un futuro sereno e ricco di soddisfazioni. Un piccolo passo può fare la differenza. Ti aspettiamo.

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    17 Maggio – Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia

    “Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, cogli l’occasione per comprendere.”

    – Pablo Picasso

    C’è ancora chi pensa che amare nel proprio modo sia qualcosa da spiegare, da giustificare, persino da nascondere. Ma chi decide cosa è normale?

    La normalità, in fondo, è un’invenzione di chi ha smesso di guardare il mondo con curiosità. E nell’amore non può esserci nulla di sbagliato.

    L’amore è vita, e la vita non segue mai uno schema preciso. Ama e basta.

    Oggi, 17 maggio, si celebra la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, data simbolica in cui l’OMS, nel 1990, rimosse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Un atto che segnava un progresso, ma che ancora oggi ci ricorda quanto la strada sia lunga.

    Non si dovrebbe aver bisogno di una giornata così.

    Non se il rispetto fosse un bene comune.

    Non se il diritto di amare fosse ovunque riconosciuto.

    E invece siamo ancora qui, a difendere ciò che dovrebbe essere ovvio: che nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato per chi è o per chi ama.

    Dati aggiornati al 2025 – Una realtà che interroga tuttə noi

    62% delle persone LGBTQIA+ in Italia evita di tenere per mano il proprio partner in pubblico per paura di aggressioni. 12% ha subito un’aggressione fisica nell’ultimo anno. 28,2% ha subito minacce o molestie, soprattutto in contesti scolastici e lavorativi. 51% degli studenti LGBTQIA+ nasconde la propria identità a scuola. 0 calciatori professionisti nei principali campionati europei si sono dichiarati apertamente omosessuali o bisessuali.

    E nel mondo:

    In 62 Paesi l’omosessualità è ancora considerata un reato. In 6 di questi, è punita con la pena di morte. In 32 Paesi, la libertà di espressione sui diritti LGBTQIA+ è vietata o fortemente limitata.

    L’omofobia non è un’opinione. È discriminazione.

    E combatterla è un dovere collettivo, che parte dal linguaggio, dall’educazione, dalle scelte quotidiane.

    Non possiamo aspettare che le cose cambino da sole.

    Dobbiamo essere noi a scegliere ogni giorno da che parte stare: da quella dell’amore, dell’ascolto, della libertà.

    Noi di Trame Comunitarie siamo qui per ricordartelo:

    Nessuno può negarti il diritto di essere te stessə, di amare, di essere felice.

    Se ti senti esclusə, se sei statə rifiutatə per ciò che sei, se senti il bisogno di parlarne, chiamaci.

    Siamo qui per ascoltarti, senza giudizio, con rispetto e umanità.

    Perché tu sei importante. E il mondo ha bisogno anche del tuo modo di amare.

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    L’ENAC Apre le Porte della Cabina ai Nostri Amici a Quattro Zampe

    Viviamo il periodo storico in cui il legame tra esseri umani e animali domestici si fa sempre più profondo, ed ogni passo verso il riconoscimento di questa connessione rappresenta un traguardo significativo. L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) ha recentemente annunciato un cambiamento epocale: a partire dal 12 maggio 2025, cani, gatti e altri animali domestici potranno viaggiare in cabina insieme ai loro proprietari, superando i precedenti limiti di peso e dimensione .

    Un Passo Avanti per il Benessere Animale e Umano

    Fino ad oggi, le normative imponevano restrizioni che spesso costringevano gli animali di taglia media e grande a viaggiare nella stiva, un ambiente che può risultare stressante e traumatico. Con le nuove direttive, l’ENAC consente il trasporto in cabina di animali domestici alloggiati in appositi trasportini, che potranno essere posizionati anche sopra i sedili, purché adeguatamente assicurati. Il peso complessivo dell’animale e del trasportino potrà superare i limiti precedenti, a condizione che non ecceda il peso massimo previsto per un passeggero medio .

    Implicazioni Psicologiche e Sociali

    Questa decisione non è solo una vittoria logistica per i viaggiatori, ma rappresenta un riconoscimento del valore affettivo e terapeutico che gli animali domestici hanno nelle nostre vite. Viaggiare insieme riduce lo stress sia per l’animale che per il proprietario, rafforzando il senso di sicurezza e appartenenza. In un’epoca in cui la salute mentale è al centro dell’attenzione, iniziative che promuovono il benessere emotivo sono fondamentali.

    Le nuove direttive dell’ENAC riflettono un cambiamento culturale più ampio, in cui le istituzioni riconoscono e valorizzano le esigenze emotive dei cittadini. È un invito a costruire una società più inclusiva, dove il rispetto e la comprensione si estendono anche ai nostri compagni animali.

    Come studio di counseling abbiamo accolto con entusiasmo questa svolta normativa. Crediamo che ogni passo verso l’empatia e la comprensione contribuisca a tessere una trama comunitaria più forte e resiliente. Invitiamo tutti a vedere in queste nuove regole non solo una facilitazione pratica, ma un simbolo di progresso verso una convivenza più armoniosa tra esseri umani e animali.

    Dettagli Tecnici e Requisiti

    Le nuove direttive introducono una svolta significativa nel trasporto aereo degli animali domestici, allineandosi finalmente a una visione più empatica e funzionale del viaggio condiviso tra esseri umani e animali. Secondo quanto stabilito, tutti gli animali dovranno essere contenuti in trasportini omologati, resistenti e ben ventilati, che garantiscano comfort e sicurezza durante l’intero volo. La novità più rilevante riguarda la possibilità di posizionare i trasportini non solo sotto il sedile di fronte, come avveniva finora per gli animali di piccola taglia, ma anche sopra il sedile accanto al proprietario, a patto che siano saldamente ancorati con cinture di sicurezza o dispositivi specifici forniti dalla compagnia aerea.

    Un altro aspetto innovativo riguarda il superamento dei rigidi limiti di peso: l’animale, insieme al suo trasportino, potrà ora raggiungere un peso complessivo pari a quello di un passeggero medio, stabilito sulla base delle normative internazionali. Questo apre la possibilità di far viaggiare in cabina anche animali di taglia media, finora esclusi e costretti alla stiva. Tuttavia, resta l’obbligo per ogni compagnia di valutare la sicurezza a bordo e la compatibilità con lo spazio disponibile, anche per garantire la convivenza armoniosa con gli altri passeggeri.

    Infine, è importante sottolineare che ogni animale dovrà essere in regola con la documentazione sanitaria, inclusi microchip identificativo, certificato di buona salute e vaccinazioni aggiornate, secondo le normative nazionali e internazionali. Alcuni vettori potrebbero richiedere ulteriori accorgimenti, come l’uso di tappetini assorbenti all’interno del trasportino o il rispetto di fasce orarie prestabilite per l’imbarco. Si consiglia pertanto di consultare con anticipo il regolamento della compagnia prescelta.

    Per ulteriori informazioni sulle nuove direttive ENAC puoi consultare il comunicato ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.


    Contattaci per avere maggiori informazioni sulle nostre attività di counseling o se vuoi già fissare il tuo primo incontro gratuito. Un piccolo passo può fare la differenza. Ti aspettiamo.

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    Dipendenza Affettiva e Relazioni Tossiche: Come Riconoscerle

    Le relazioni che definiamo tossiche non iniziano mai con il veleno in bella vista. Al contrario, spesso si presentano come legami intensi, coinvolgenti, quasi magici. È proprio questa intensità iniziale che inganna, facendo sembrare il bisogno amore, la manipolazione attenzione, il controllo una forma di cura. Ma con il tempo, qualcosa si spezza. E quel legame che sembrava speciale comincia a consumare lentamente la tua energia, la tua lucidità, il tuo valore.

    Quando una relazione diventa tossica? Possiamo dire quando inizia a danneggiare il tuo equilibrio emotivo e mentale. Può succedere in modo silenzioso: attraverso parole che umiliano, reazioni sproporzionate, sguardi che giudicano o silenzi che pesano più di mille insulti. In questi legami si crea spesso uno squilibrio, in cui uno dei due prende potere e l’altro lentamente si svuota, si perde, si spegne. Non si tratta solo di violenza fisica, ma di una forma più sottile e insidiosa di abuso: quella psicologica, che lascia ferite invisibili ma profondissime.

    Chi vive una relazione tossica spesso si ritrova a dubitare costantemente di sé. Inizia a sentirsi in colpa anche quando non ha fatto nulla di sbagliato, a giustificarsi per ogni emozione, a chiedersi se è davvero come l’altro lo dipinge: fragile, sbagliato, esagerato. Ogni conversazione diventa una guerra fredda, ogni momento di conflitto si trasforma in una spirale che lascia esausti, confusi, incapaci di distinguere i propri pensieri da quelli imposti dall’altro. Si vive come su un filo, nel timore costante di dire la parola sbagliata, di suscitare una reazione, di essere puniti col silenzio o con la rabbia.

    All’inizio può sembrare amore, soprattutto quando la relazione è intervallata da fasi di tenerezza o di idealizzazione. Ma queste fasi non sono amore: sono la carota usata per farti restare, per alimentare il legame di dipendenza. Quando l’altro torna affettuoso dopo averti ferito, non è redenzione: è controllo.

    Col tempo, chi è vittima di una relazione tossica inizia a isolarsi, a rinunciare ai propri amici, agli spazi personali, persino alle passioni che prima lo facevano sentire vivo. Ogni energia viene assorbita dal tentativo di “salvare” il rapporto o di evitare il prossimo conflitto. La propria autostima viene lentamente erosa, fino a sentirsi incapaci di farcela da soli. È un processo lento, invisibile, ma devastante.

    Chiunque può finire in una relazione tossica. Non è una questione di debolezza, ma di momento. Quando siamo feriti, soli, affamati d’amore, è più facile abbassare le difese. E spesso le dinamiche che viviamo oggi affondano le radici in esperienze precedenti: fine di un rapporto, relazioni familiari ambivalenti, mancanza di approvazione, modelli d’amore disfunzionali che abbiamo interiorizzato come “normali”.

    Uscire da una relazione tossica non è semplice, ma di certo è possibile. Il primo passo è vedere: Dare un nome a ciò che si è vissuto. Riconoscere che non è amore quello che fa male, che non sei sbagliato se ti sei perso. Serve tempo, pazienza, e spesso un supporto esterno: un percorso di counseling o psicoterapia, una rete di affetti e amici che ti ricordino chi sei davvero. È un cammino di risalita che porta a ritrovare la propria voce, il proprio valore, il diritto a essere amati senza dover pagare un prezzo.

    Meriti una relazione in cui ti senti libero, non incatenato. Una relazione in cui essere se stessi non è un rischio ma un dono reciproco.

    Perché amare non significa soffrire, ma condividere. In autenticità, rispetto e libertà.


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    Il Valore del Tempo nelle Relazioni

    Sabbia tra le dita, è così che il tempo sembra sfuggirci di mano nella nostra frenetica quotidianità. Ci troviamo spesso a dare per scontato la presenza degli altri, il tempo che ci dedicano e quello che noi concediamo a loro. Tuttavia, il counseling ci offre uno sguardo più attento sulle relazioni e sulle trame comunitarie che intessiamo ogni giorno. Il valore di questi legami non risiede nella quantità del tempo condiviso, ma nella sua qualità, nella profondità delle interazioni e nell’intenzionalità con cui costruiamo il nostro stare insieme.

    Il Tempo come Risorsa Relazionale

    Il tempo è una delle risorse più preziose che possediamo, eppure è spesso trattato come un bene illimitato o, al contrario, come un ostacolo da ottimizzare e massimizzare. Nelle relazioni interpersonali, il rischio più grande è quello di dare per scontato che gli altri siano sempre disponibili, che un’uscita rimandata possa essere recuperata, che una telefonata mancata non abbia conseguenze.

    In un’ottica di counseling, la consapevolezza del tempo relazionale ci aiuta a coltivare legami autentici. Quando un amico ci dedica del tempo, ci sta facendo un dono, scegliendo di essere presente nella nostra vita anziché altrove. Riconoscere questo valore significa uscire dall’automatismo delle abitudini e dare un senso più profondo alla nostra presenza nelle vite altrui.

    Dare Tempo alle Relazioni, non Solo agli Impegni

    Nella società della produttività, il tempo viene spesso misurato in termini di efficienza: quante cose si riescono a fare, quanto si riesce a realizzare. Questa logica può infiltrarsi anche nelle nostre relazioni, portandoci a quantificare il tempo trascorso con gli amici o i familiari invece di soffermarci sulla qualità di questi momenti.

    Un incontro fugace può avere più valore di un’intera giornata passata insieme distrattamente. Una conversazione sincera, un ascolto attento, un gesto di cura sono elementi che arricchiscono le trame comunitarie molto più di una presenza superficiale. Il counseling ci aiuta a riflettere su come viviamo il tempo con gli altri e su come possiamo renderlo più significativo.

    La Cura delle Nostre Passioni: Un Tempo per Sé e per la Comunità

    Il tempo non è solo quello che doniamo agli altri, ma anche quello che dedichiamo a noi stessi, alle nostre passioni e al nostro benessere. Spesso si pensa che prendersi del tempo per sé sia un lusso o un atto egoistico, ma in realtà è una componente fondamentale di una vita equilibrata. Coltivare le proprie passioni non solo ci permette di crescere come individui, ma ci rende anche più capaci di offrire una presenza autentica nelle relazioni.

    Quando ci immergiamo in ciò che ci appassiona, generiamo energia positiva che può riversarsi anche nella comunità. Un tempo di qualità per sé è quindi anche un investimento sulla qualità del tempo che possiamo donare agli altri.

    Il Tempo Come Atto di Presenza e di Cura

    Il counseling ci insegna che il tempo non è solo una dimensione cronologica, ma un’esperienza vissuta, un tessuto di significati che intrecciamo con gli altri. Dare valore al tempo significa smettere di darlo per scontato: essere presenti quando siamo con qualcuno, ascoltare davvero, dedicare attenzione alle relazioni e a noi stessi.

    Non è la quantità di ore trascorse insieme a fare la differenza, ma la qualità dell’incontro, l’intensità del momento, la consapevolezza che ogni attimo condiviso è un dono reciproco. In un mondo che corre veloce, scegliere di fermarsi e vivere il tempo con intenzionalità è un atto rivoluzionario di cura e di comunità.


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    Accettare per guarire: il coraggio di riconoscere il proprio dolore

    La pressione sociale ci porta a soffocare le nostre emozioni, lasciando emergere solo la parte di noi che sembra più stabile e resistente. Spesso può capitare di sentirci costretti a nascondere ciò che fa male, perché il mondo intorno a noi sembra premiare solo chi appare forte e invulnerabile. Perché? Perché viviamo in un contesto che tende a minimizzare il dolore, spingendoci a fingere di stare bene anziché accettare e affrontare le nostre fragilità. Frasi come “devi essere forte”, “andrà tutto bene”, “non pensarci” possono diventare un mantra quotidiano, alimentando l’idea che il dolore sia qualcosa da evitare, da superare in fretta o addirittura da negare.

    Ma cosa succede quando ci costringiamo a fingere di stare bene?

    Negare il dolore non lo farà sparire

    Immagina di avere una ferita fisica: se la ignori e continui a sforzarti come se non esistesse, probabilmente si infetterà e peggiorerà. Lo stesso accade con le ferite emotive. Quando reprimiamo il dolore, esso non scompare, ma si trasforma. Può diventare ansia, stress cronico, insonnia, irritabilità o persino malesseri fisici.

    Spesso la paura di affrontare il dolore ci porta a costruire maschere, a dire agli altri (e a noi stessi) che va tutto bene. Ma dentro di noi qualcosa continua a pesare, a tirare verso il basso.

    Accogliere il dolore: il primo passo verso la guarigione

    La vera guarigione inizia con un atto di coraggio: riconoscere la propria sofferenza. Non significa lasciarsi travolgere, ma semplicemente darle spazio, senza giudizio. Accettare il dolore non vuol dire esserne sopraffatti, ma permettersi di sentirlo per poterlo trasformare.

    Come possiamo farlo?

    Dare un nome alle proprie emozioni: tristezza, rabbia, delusione, paura… Ogni emozione ha un messaggio da comunicarci. Accoglierla significa capirne il senso.

    Concedersi il tempo necessario: ognuno ha i propri tempi per elaborare ciò che ha vissuto. Non c’è una scadenza per la guarigione.

    Chiedere aiuto: a volte, parlarne con una persona di fiducia o con un professionista può fare la differenza. Condividere il peso lo rende più leggero.

    Essere gentili con se stessi: trattarsi con comprensione, senza forzarsi a stare bene quando ancora non è il momento.

    Meriti di stare bene, davvero

    Fingere di non essere feriti non porta alla guarigione. Accettare il proprio dolore, invece, è l’inizio di un percorso di cura, crescita e rinascita. Non significa restare bloccati nella sofferenza, ma darle il giusto spazio per poterla superare in modo autentico e duraturo.

    Se stai attraversando un momento difficile, ricordati che non sei solo. E soprattutto, ricordati che ascoltarti e prenderti cura delle tue ferite è il più grande atto d’amore che puoi fare per te stesso.


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    Disturbo Oppositivo Provocatorio negli Adolescenti: Guida per Genitori e Insegnanti

    L’adolescenza è una fase di profondi cambiamenti fisici, emotivi e sociali. È normale che i ragazzi sperimentino momenti di ribellione, sfida alle regole e atteggiamenti oppositivi. Tuttavia, quando questi comportamenti diventano persistenti, intensi e influenzano negativamente la vita familiare, scolastica e sociale, potrebbe trattarsi di Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP).

    Il DOP è un disturbo del comportamento che si manifesta con un atteggiamento costante di sfida, ostilità e disobbedienza nei confronti delle figure autoritarie. È una condizione che può creare forti tensioni all’interno della famiglia, a scuola e nei rapporti sociali.

    Ma come riconoscere il DOP? Come gestire i conflitti senza peggiorare la situazione? Quali strategie possono aiutare l’adolescente a migliorare il proprio comportamento? In questo articolo esploreremo tutto quello che c’è da sapere sul Disturbo Oppositivo-Provocatorio e le migliori strategie per affrontarlo.

    Cos’è il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP)?

    Il Disturbo Oppositivo-Provocatorio (Oppositional Defiant Disorder – ODD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da un modello persistente di atteggiamenti negativistici, ostili e provocatori nei confronti delle figure di autorità.

    Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), il DOP si manifesta con almeno sei mesi di comportamento oppositivo, includendo alcuni di questi sintomi:

    • Rabbia e irritabilità frequente

    • Litigi costanti con adulti o figure di autorità

    • Rifiuto di rispettare le regole

    • Tendenza a dare la colpa agli altri per i propri errori

    • Vendicatività e desiderio di “punire” gli altri

    • Facilità nell’essere irritati o infastiditi

    • Atteggiamenti di sfida e provocazione

    Questi comportamenti non devono essere episodici, ma costanti e più intensi rispetto ai coetanei. Il DOP è più frequente nei maschi e può comparire già in età prescolare, ma diventa più evidente in adolescenza.

    Come riconoscere il Disturbo Oppositivo-Provocatorio?

    Non è sempre facile distinguere il comportamento oppositivo tipico dell’adolescenza dal DOP. Tuttavia, alcuni segnali possono aiutare a capire se il problema è più serio:

    Segnali principali

    • Comportamenti oppositivi costanti e intensi: il ragazzo si oppone quasi a ogni richiesta o regola.

    • Difficoltà relazionali: il conflitto non è solo con i genitori, ma anche con insegnanti, amici e coetanei.

    • Bassa tolleranza alla frustrazione: reagisce in modo esplosivo quando qualcosa non va come desidera.

    • Calo del rendimento scolastico dovuto a disinteresse o scontri con i docenti.

    • Tendenza a incolpare gli altri per i propri errori o comportamenti negativi.

    • Comportamenti vendicativi e rancorosi anche per piccoli torti subiti.

    Se questi atteggiamenti si protraggono per più di sei mesi e interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno rivolgersi a uno specialista per una valutazione.

    Cause del Disturbo Oppositivo-Provocatorio

    Non esiste una causa unica per il DOP, ma una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali.

    Fattori biologici

    • Predisposizione genetica: il DOP è più frequente in famiglie con una storia di disturbi comportamentali.

    • Alterazioni neurologiche: alcuni studi suggeriscono un deficit nel controllo degli impulsi e nella regolazione delle emozioni.

    Fattori psicologici

    • Difficoltà nella gestione della rabbia e delle emozioni

    • Bassa autostima e insicurezza

    • Tendenza a sentirsi minacciati e attaccati dagli altri

    Fattori ambientali

    • Ambienti familiari conflittuali: litigi tra genitori, educazione incoerente o punitiva.

    • Stili educativi inadeguati: genitori troppo permissivi o troppo autoritari.

    • Esperienze di rifiuto o bullismo da parte di coetanei.

    Come comportarsi con un adolescente oppositivo?

    Un adolescente con DOP può mettere a dura prova i genitori e gli insegnanti. Il primo passo è cambiare il modo di relazionarsi, evitando di cadere nella trappola del conflitto continuo.

    Strategie per genitori e insegnanti

    1. Mantenere la calma → Evitare di reagire con rabbia o minacce.

    2. Dare regole chiare e coerenti → Stabilire limiti precisi e farli rispettare senza punizioni eccessive.

    3. Usare il rinforzo positivo → Premiare i comportamenti corretti invece di punire sempre quelli negativi.

    4. Evitare i confronti diretti → Non cercare di vincere la “battaglia” con urla o discussioni interminabili.

    5. Aiutare l’adolescente a riconoscere le proprie emozioni → Insegnare strategie per gestire rabbia e frustrazione.

    6. Dare alternative e responsabilità → Coinvolgerlo nelle decisioni per farlo sentire ascoltato.

    Come evitare il conflitto e migliorare la relazione?

    Per evitare di alimentare il comportamento oppositivo è fondamentale cambiare il modo di interagire con l’adolescente:

    • Non prenderla sul personale: il ragazzo non si comporta male per “colpire” il genitore, ma perché ha difficoltà a gestire le emozioni.

    • Comunicare con empatia: ascoltare senza giudicare, cercando di capire cosa prova.

    • Evitare punizioni sproporzionate: il castigo severo peggiora il senso di ingiustizia e alimenta la ribellione.

    • Dare scelte: ad esempio, invece di dire “Fai subito i compiti!”, dire “Vuoi fare i compiti prima o dopo cena?”.

    • Mostrare coerenza: se un genitore dice “Se non fai questo, non uscirai”, poi deve mantenere la promessa.

    Come aiutare un adolescente con DOP?

    Se il comportamento oppositivo è grave e persistente, può essere utile un intervento di supporto psicologico o di counseling familiare.

    Interventi che possono risultare efficaci:

    • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT) → Aiuta l’adolescente a riconoscere e gestire le proprie emozioni.

    • Parent training → Programmi per aiutare i genitori a gestire il comportamento oppositivo senza conflitti.

    • Supporto scolastico → Collaborazione con insegnanti per migliorare la relazione con l’adolescente.

    • Attività extracurricolari → Sport, teatro o altre passioni possono migliorare l’autostima e il senso di appartenenza.


    Il Disturbo Oppositivo-Provocatorio è una sfida per genitori e insegnanti, ma con le giuste strategie è possibile migliorare la situazione. L’adolescente oppositivo non è “cattivo”, ma ha difficoltà a gestire le proprie emozioni e relazioni. Con pazienza, coerenza e supporto psicologico, è possibile aiutarlo a costruire una vita più equilibrata e serena.

    Se riconosci questi segnali nel comportamento di tuo figlio o di un adolescente a te vicino, non esitare a contattarci. Presso il nostro studio di counseling offriamo un supporto professionale per aiutare ragazzi e famiglie a ritrovare un equilibrio, migliorare la comunicazione e affrontare insieme le difficoltà. Siamo a disposizione per guidarti nel percorso più adatto alle vostre esigenze.

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    Una Guida per Affrontare i Disturbi dell’Umore

    La vita ci mette spesso alla prova con sfide, cambiamenti e momenti difficili. Sentirsi giù di morale di tanto in tanto è normale, ma quando la tristezza, l’irritabilità o la perdita di interesse per le attività quotidiane diventano persistenti, potrebbe trattarsi di un disturbo dell’umore.

    Se ti senti sopraffatto dalle emozioni, sappi che non sei solo. Molte persone affrontano queste difficoltà e, soprattutto, esistono strumenti per uscirne. Comprendere cosa sta accadendo dentro di te è il primo passo per ritrovare equilibrio e serenità. In questo articolo, esploreremo cosa sono i disturbi dell’umore, quali sono le cause più comuni e come affrontarli con strategie pratiche e supporto adeguato.

    Cosa Sono i Disturbi dell’Umore?

    I disturbi dell’umore sono condizioni psicologiche che influenzano il nostro stato emotivo per un periodo prolungato. Possono manifestarsi in modi diversi e con intensità variabile, ma il denominatore comune è un’alterazione dell’umore che interferisce con la vita quotidiana.

    Tipologie di Disturbi dell’Umore

    Depressione Maggiore: caratterizzata da una profonda tristezza, mancanza di energia, difficoltà di concentrazione, insonnia o ipersonnia, perdita di interesse per attività che prima davano piacere e, nei casi più gravi, pensieri negativi o autolesivi.

    Disturbo Bipolare: alternanza tra episodi depressivi e fasi di iperattività (mania o ipomania). Durante la fase maniacale, si possono sperimentare energia euforica, ridotto bisogno di sonno, impulsività e pensieri accelerati.

    Distimia (Disturbo Depressivo Persistente): una forma più lieve ma cronica di depressione, che può durare anni e influenzare il benessere emotivo in modo sottile ma costante.

    Disturbi Affettivi Stagionali: sbalzi d’umore legati ai cambiamenti stagionali, spesso con sintomi depressivi durante l’inverno.

    Questi disturbi non sono solo “momenti di tristezza”, ma condizioni che richiedono attenzione e supporto per essere affrontate efficacemente.

    Quali Sono le Cause?

    Non esiste una sola causa per i disturbi dell’umore. Piuttosto, sono il risultato di un insieme di fattori che possono variare da persona a persona.

    Fattori Biologici e Genetici

    Il nostro cervello utilizza neurotrasmettitori come la serotonina e la dopamina per regolare le emozioni. Uno squilibrio in queste sostanze chimiche può influenzare l’umore e contribuire allo sviluppo di disturbi emotivi. Inoltre, se in famiglia ci sono stati casi di depressione o disturbo bipolare, il rischio di sviluppare un problema simile potrebbe essere più alto.

    Eventi di Vita Stressanti o Traumatici

    Esperienze difficili come un lutto, una separazione, un fallimento lavorativo o un trauma infantile possono lasciare segni profondi nel nostro benessere emotivo. Anche lo stress cronico dovuto a pressioni quotidiane (lavoro, famiglia, problemi economici) può contribuire all’insorgenza di un disturbo dell’umore.

    Stile di Vita e Abitudini

    Alimentazione: una dieta povera di nutrienti essenziali può influenzare il funzionamento del cervello e dell’umore.

    Sedentarietà: l’attività fisica stimola la produzione di endorfine, “gli ormoni della felicità”. Una vita troppo sedentaria può aggravare i sintomi depressivi.

    Sonno irregolare: dormire troppo poco o troppo male altera l’equilibrio emotivo e riduce la capacità di affrontare lo stress.

    Abuso di sostanze: alcol e droghe possono inizialmente dare una sensazione di sollievo, ma nel lungo periodo peggiorano il quadro emotivo.

    Pensieri e Schemi Mentali Negativi

    A volte, senza rendercene conto, tendiamo a vedere il mondo attraverso una “lente negativa”. Se il nostro dialogo interiore è fatto di autocritica, senso di colpa e previsioni catastrofiche, il nostro umore ne risente profondamente.

    Come Affrontare un Disturbo dell’Umore?

    Se senti che il tuo umore sta influenzando negativamente la tua vita, è importante agire. Ecco alcuni passi che puoi intraprendere per migliorare la tua situazione.

    1. Non Tenere Tutto Dentro: Parla con Qualcuno

    Spesso tendiamo a chiuderci nel nostro dolore, ma il primo passo per stare meglio è condividere ciò che sentiamo. Parlarne con un amico fidato, un familiare o un professionista del counseling può essere di grande aiuto. Esprimere le proprie emozioni aiuta a dare loro un senso e a ridurne l’intensità.

    2. Adotta Piccoli Cambiamenti nel Tuo Stile di Vita

    Non devi rivoluzionare tutto in un giorno, ma introdurre abitudini positive può fare una grande differenza.

    Dormi meglio: cerca di avere orari regolari e di evitare schermi luminosi prima di dormire.

    Muoviti di più: anche una passeggiata quotidiana può migliorare l’umore.

    Cura l’alimentazione: privilegia cibi ricchi di omega-3 (pesce, frutta secca), vitamine e minerali essenziali.

    Evita eccessi di caffeina e alcol: possono peggiorare l’ansia e l’instabilità emotiva.

    3. Cambia il Tuo Dialogo Interiore

    I pensieri negativi possono diventare una trappola mentale. Se ti accorgi di dire a te stesso “Non valgo niente” o “Non ce la farò mai”, prova a ribaltare la prospettiva: “Sto facendo del mio meglio e posso migliorare un passo alla volta”.

    4. Stabilisci Routine Positive

    Quando ci si sente giù, anche le cose più semplici possono sembrare difficili. Per questo, è utile stabilire piccole abitudini quotidiane: alzarsi alla stessa ora, fare una colazione sana, dedicare tempo a un’attività piacevole. Questi gesti, seppur piccoli, inviano segnali positivi alla mente.

    5. Non Aver Paura di Chiedere Aiuto

    Se il malessere persiste, rivolgersi a un counselor o a un altro professionista della salute mentale può essere la scelta migliore. Il counseling offre uno spazio di ascolto e supporto, aiutandoti a sviluppare strategie pratiche per affrontare le difficoltà e migliorare la qualità della vita. Non è segno di debolezza chiedere aiuto, ma di forza e consapevolezza.

    Reagire è Possibile: Un Passo Alla Volta

    Se stai attraversando un periodo difficile, sappi che non sei solo e che esiste una via d’uscita. Con il giusto supporto, strumenti adeguati e piccoli passi quotidiani, puoi ritrovare equilibrio e benessere.

    Noi siamo qui per accompagnarti in questo percorso. Il cambiamento è possibile e inizia dal primo passo. Sei pronto a farlo?

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    Rimborso animali domestici 2025 fino a 550 euro nel 730: a chi spetta e come richiederlo

    Confermata la detrazione fiscale per le spese sostenute per cani, gatti, criceti, furetti e piccoli roditori: ecco tutto quello che bisogna sapere

    Tra i bonus del 2025 è stato confermato quello per gli animali domestici, che in realtà è una detrazione fiscale da richiedere al momento della dichiarazione dei redditi. L’agevolazione ha tra gli scopi quello di combattere il randagismo: solo nel 2024 sono stati abbandonati oltre 80mila cani. Nel 2024 erano stati messi a disposizione 750mila euro di bonus da spendere fino al 2026. In pratica, circa 250mila euro ogni anno. Ecco a chi spetta il contributo e cosa bisogna fare per riceverlo.

    Rimborso animali domestici 2025 confermato: che cosa è

    Come detto, si tratta di una detrazione fiscale. Al momento della dichiarazione dei redditi, gli aventi diritti possono detrarre il 19% delle spese veterinarie sostenute durante l’anno al quale la certificazione si riferisce. Il bonus ha un valore fino a 550 euro. Secondo diverse stime, ogni anno la spesa nazionale per gli animali domestici si attesta, tra vaccinazioni, visite, esami e interventi, intorno a 170 euro. Mantenere un animale domestico costa più di mille euro l’anno.

    Detrazione fiscale animali domestici: a chi spetta

    Per avere diritto alla detrazione è necessario possedere un animale domestico regolarmente registrato all’Anagrafe degli animali d’affezione. Il contributo non riguarda tutti gli animali, ma solo alcune tipologie come: cani, gatti, criceti, furetti e piccoli roditori.

    Che cos’è l’Anagrafe degli Animali d’Affezione?

    Si tratta di una banca dati messa a disposizione dalle regioni agli operatori sanitari dove vengono registrati animali da compagnia come cani, gatti e furetti. In questo modo si garantisce la tracciabilità, un requisito fondamentale per la prevenzione del randagismo e il contrasto al fenomeno dell’abbandono. 

    Per l’agevolazione fiscale è previsto un massimo di spesa 550 euro. Inoltre, non viene considerato il numero di animali che si possiedono. Il bonus può essere chiesto per le spese veterinarie e anche per quelle per i farmaci nel caso che si sia sostenuta una spesa minima di 129,11 euro. Attenzione: se le spese per l’acquisto di medicinali sono inferiori a questa cifra, non sono detraibili. La detrazione fiscale va chiesta al momento di compilare la dichiarazione dei redditi, inserendo le spese mediche per i propri animali domestici sostenute durante l’anno. 

    Quali spese veterinarie copre il bonus animali domestici?

    Si può chiedere la detrazione fiscale per le spese tracciabili effettuate per visite specialistiche, operazioni chirurgiche, esami di laboratorio e per l’acquisto di farmaci prescritti dal veterinario (ma in questo caso c’è un limite minimo di spesa di 129,11 euro). 

    Non sono detraibili le spese per animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare. Escluse anche quelle per animali utilizzati per attività commerciali o agricole, e per quelli coinvolti in attività illecite.

    Vale solo per cani e gatti? No, il bonus è valido anche è per animali d’affezione come criceti, furetti e piccoli roditori. Non è, invece, ancora chiaro se possano rientrare nel beneficio anche rettili, anfibi e invertebrati.

    Per poter avere diritto alla detrazione fiscale è necessario che le spese siano state sostenute utilizzando strumenti di pagamento tracciabili. Quindi, quando si va dal veterinario, bisogna pagare con carte o bonifico bancario. Inoltre, occorre conservare le ricevute dei pagamenti, che vanno allegate alla dichiarazione dei redditi. Lo stesso discorso vale anche per i farmaci: per avere diritto al bonus serve lo scontrino fiscale con riportato il codice fiscale del richiedente.

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    5xMille: Una Scelta Importante che Non Costa Nulla

    Quando si tratta di contribuire al benessere della società, il 5xMille rappresenta una straordinaria opportunità di solidarietà a costo zero. Questo strumento, introdotto in Italia per la prima volta nel 2006, consente ai contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille dell’IRPEF a enti non profit, associazioni di volontariato, enti di ricerca scientifica e sanitaria, enti culturali e, più recentemente, anche a iniziative per la tutela del patrimonio culturale e ambientale. Con l’arrivo del nuovo modello 730, fare questa scelta è ancora più semplice e immediato. Ma cosa comporta effettivamente questa decisione? Quali sono i vantaggi fiscali? Scopriamo tutto nei dettagli.

    Cos’è il 5xMille e Come Funziona

    Il 5xMille è una frazione dell’IRPEF che il contribuente può scegliere di destinare a specifiche categorie di enti senza alcun costo aggiuntivo. Non si tratta di una tassa extra, né di una donazione diretta: è semplicemente una parte dell’imposta sul reddito che lo Stato, su indicazione del cittadino, devolve a un ente benefico o a una causa sociale.

    La scelta di destinare il 5xMille non è obbligatoria, ma rappresenta un’opportunità concreta per sostenere progetti di pubblica utilità. Se non si indica un destinatario specifico, questa quota rimane nelle casse dello Stato. Quindi, destinare il 5xMille significa dare un indirizzo preciso a una parte delle proprie tasse, contribuendo a cause che stanno a cuore al singolo cittadino.

    Come Indicare il 5xMille nel Nuovo Modello 730

    Con il modello 730 aggiornato, l’indicazione del 5xMille è diventata ancora più semplice e accessibile. Ecco i passaggi principali per effettuare questa scelta:

    1. Sezione Specifica del Modello: Nel modello 730 c’è una sezione dedicata alla destinazione del 5xMille, suddivisa in diverse categorie di enti beneficiari. Si può scegliere tra:

    • Enti del volontariato (ONLUS, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, ecc.);

    • Enti di ricerca scientifica e universitaria;

    • Enti di ricerca sanitaria;

    • Attività sociali dei comuni;

    • Tutela del patrimonio artistico e culturale.

    2. Codice Fiscale del Beneficiario: Se si desidera destinare il proprio 5xMille a un ente specifico, è necessario indicarne il codice fiscale. Questo dato è solitamente fornito dalle organizzazioni stesse e facilmente reperibile sui loro siti web o materiali promozionali.

    3. Firma: Dopo aver scelto l’ente beneficiario o la categoria generale, è sufficiente apporre la propria firma nella casella corrispondente.

    Perché Scegliere il 5xMille?

    La scelta del 5xMille è una decisione che non comporta costi aggiuntivi per il contribuente, ma può fare una grande differenza per gli enti beneficiari. Ogni anno, migliaia di organizzazioni non profit utilizzano i fondi raccolti attraverso il 5xMille per finanziare progetti fondamentali nel campo della salute, della ricerca, dell’educazione, della cultura e del sociale.

    Benefici Sociali

    • Supporto a Enti di Volontariato: Molti enti che si occupano di assistenza ai più vulnerabili – come persone senza fissa dimora, anziani soli o famiglie in difficoltà – dipendono fortemente dai fondi del 5xMille.

    • Ricerca e Innovazione: I fondi destinati alla ricerca scientifica e sanitaria permettono di finanziare studi innovativi, acquistare attrezzature e sostenere giovani ricercatori.

    Benefici Fiscali

    Anche se il 5xMille non rappresenta un beneficio fiscale diretto per il contribuente, si inserisce in un quadro più ampio di agevolazioni previste dal sistema tributario per le donazioni e le scelte a favore del sociale:

    • Trasparenza: Il contribuente ha il diritto di sapere come vengono utilizzati i fondi raccolti, garantendo un controllo efficace sull’uso delle risorse pubbliche.

    • Complementarietà: La possibilità di destinare contemporaneamente il 2xMille (ad associazioni culturali o partiti politici) e l’8xMille (a Chiesa o Stato) permette di massimizzare il proprio impatto sociale.

    Chi Può Usufruire del 5xMille?

    Tutti i contribuenti che presentano la dichiarazione dei redditi, sia con il modello 730 che con il modello Redditi (ex Unico), possono effettuare questa scelta. Anche chi non ha obbligo di dichiarazione dei redditi può destinare il 5xMille compilando l’apposita scheda allegata alla Certificazione Unica (CU).

    Quali Enti Possono Ricevere il 5xMille?

    Non tutti gli enti possono accedere ai fondi del 5xMille. È necessario che siano iscritti a un apposito elenco gestito dall’Agenzia delle Entrate e che rispettino requisiti specifici. Tra i principali beneficiari troviamo:

    • Organizzazioni non governative (ONG);

    • Fondazioni e associazioni culturali;

    • Università e istituti di ricerca;

    • Enti del terzo settore;

    • Comuni e enti locali.

    Un Gesto Semplice per Fare la Differenza

    In conclusione, il 5xMille è un’opportunità unica per partecipare attivamente al miglioramento della società senza alcun costo diretto. Grazie alle nuove semplificazioni introdotte nel modello 730, fare questa scelta è ancora più facile e accessibile. Ogni firma rappresenta un gesto concreto di solidarietà, che può contribuire a migliorare la qualità della vita di molte persone e a sostenere progetti di grande valore per il nostro Paese.

    Ora che è arrivato il momento della dichiarazione dei redditi, ricordati di destinare il tuo 5xMille: un piccolo gesto per te, ma una grande differenza per chi ne beneficerà.

    Studio Trame Comunitarie supporta l’Associazione di Promozione Sociale SpazioCOPA, un ente no-profit che si occupa di progetti sociali in Calabria e in Lombardia. Il supporto ai volontari è essenziale per l’auto finanziamento di tutti i loro progetti!

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